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	<title>A Better Mundi &#187; Fabio Fabbrucci</title>
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		<title>Simone Perotti in 10 domande</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jun 2012 14:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Fabbrucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lungo la rotta]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi abbiamo un nuovo tipo di articolo. Intervistiamo per voi Simone Perotti, autore del libro Adesso Basta, che tratta in maniera pratica e a nostro avviso esaustiva il tema del downshifting. Simone lo abbiamo conosciuto a Rimini per la presentazione &#8230; <a href="http://www.abettermundi.com/2012/06/10-domande-a-simone-perotti/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://4.bp.blogspot.com/_xwO3GiLOihQ/TOJvCezmGGI/AAAAAAAAANI/fvIJqdK2fD4/s1600/in%2Bregata.jpg" alt="" width="279" height="185" />Oggi abbiamo un nuovo tipo di articolo.</p>
<p>Intervistiamo per voi Simone Perotti, autore del libro <strong>Adesso Basta</strong>, che tratta in maniera pratica e a nostro avviso esaustiva il tema del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Downshifting">downshifting</a>.<br />
Simone lo abbiamo conosciuto a Rimini per la presentazione del suo ultimo libro &#8220;<a href="http://www.amazon.it/Ufficio-scollocamento-proposta-ricominciare-ebook/dp/B0082B76X8/ref=sr_1_2?ie=UTF8&amp;qid=1340375738&amp;sr=8-2">Ufficio di scollocamento</a>&#8220;, ed anche in passato leggendo il suo blog <a href="http://www.simoneperotti.com/">http://www.simoneperotti.com/</a>.</p>
<p><span id="more-372"></span>Vi invitiamo ad approfondire il fenomeno del downshifting (potete leggere anche questo <a href="http://blog.tui.it/tuigreen/downshifting-tutti-lo-dicono-alcuni-lo-fanno/">articolo</a> di Sara) ma per ora vogliamo solo condividere con voi la nostra intervista a Simone.</p>
<p><strong>1)</strong> “Se c’è un peccato contro la vita, è forse non tanto disperarne, quanto sperare in un’altra vita, e sottrarsi all’implacabile grandezza di questa.” &#8211; Albert Camus – La conoscenza di sé come prima risorsa – <strong>Partirei da questa citazione per approfondire questo aspetto: quanto è importante conoscere se stessi prima di intraprendere il viaggio verso un qualsiasi cambiamento?</strong></p>
<p><em>Troppo spesso ho l&#8217;impressione che desideriamo vite inesistenti, non adatte a noi, magari indotte dalla comunicazione e dalle mode. E&#8217; una forma di evasione dalla realtà, invece che di immersione in essa. Non conoscersi, non andare dentro, a fondo, produce alienazione, cioé distacco da sé. Quindi i nostri sogni sono nulli o inautentici. Impossibile partire per un viaggio dimenticando il proprio corpo e la propria mente.</em></p>
<p><strong>2) </strong>Nel libro “Adesso Basta”, Lei afferma che “Il rivoluzionario contemporaneo è un cocciuto, equilibrato individualista”; <strong>Quanto sono importanti secondo Lei le motivazioni personali e quanto dobbiamo essere equilibrati ed attenti noi nel perseguire la nostra idea di vita, non rischiando di alienarci dal contesto sociale?</strong></p>
<p><em>La maggiore alienazione è partecipare senza aver prima svolto la propria ricerca. Chi partecipa? Portando cosa? Un individuo deve sentire la responsabilità sociale e agire per essa gradualmente, dal particolare all&#8217;universale. prima deve compiersi come uomo, poi essere un uomo-nel-mondo. La maggior parte della gente mi pare che abbia l&#8217;ansia di fidanzarsi, o affiliarsi ad aziende, associazioni, partiti, senza aver fatto il proprio percorso di crescita. Mi pare lo facciano proprio per evitarlo, per scegliere una via più breve, di delega, lavandosi la coscienza. In questa epoca bisogna smettere di partecipare, ritrovare l&#8217;equilibrio, cercare l&#8217;armonia con se stessi. Solo così potremo dire i molti &#8220;no&#8221; necessari e poi i molti &#8220;si&#8221; con cui cambiare.</em></p>
<p><strong>3)</strong> “La responsabilità di evolversi”: la Scuola, la Società stessa, spingono affinché noi diventiamo “Qualcuno”; <strong>Ecco, chi stabilisce veramente che quel “Qualcuno” è un vincente o un perdente? A chi dobbiamo dare ascolto per la realizzazione del nostro sogno?</strong></p>
<p><em>Alla nostra voce, al dialogo interiore con noi stessi. Nel Vangelo di Matteo (io sono ateo, ma il Vangelo è uno splendido romanzo) si dice: &#8220;niente di quello che viene da fuori ci può avvelenare&#8221;. Mentre quello che viene da dentro sì. Bisogna cercare un antidoto, per evitare di vivere senza accorgerci che stiamo morendo. La società vuole &#8220;qualcuno&#8221; secondo un parametro inaccettabile e assurdo. La società non è nessuno senza di noi. Ma noi, prima, dobbiamo diventare uomini, smettere di lamentarci, lavorare sul pensiero, su ciò che ci fa del male, su come disinnescarlo. Siamo troppo fragili. Ecco perché accettiamo di essere soddisfatti da quel &#8220;qualcuno&#8221; o frustrati quando non lo siamo.</em></p>
<p><strong>4)</strong> “Il concetto chiave della vita del singolo: la Libertà, quel difficile percorso che può portarci a vivere in un modo molto simile a come vogliamo..” <strong>Esiste davvero un concetto di Libertà o forse meglio di Felicità libero da condizionamenti? Come facciamo a far capire alla gente che ci può essere “un altro modo” per sentirsi liberi ed essere felici, oltre a quello ormai standardizzato dalla Società?</strong> (Istruzione, Lavoro, Denaro, Consumo, Famiglia del Mulino Bianco, ecc. ecc.)</p>
<p><em>Basta cercare dentro le motivazioni della nostra autenticità, ovvero capire chi è la persona che vorremmo essere, che potremmo diventare, e lavorare per quello. Non sappiamo ascoltare? Forse l&#8217;uomo che vorremmo essere sa farlo. Diventiamo come lui. È solo un esempio, ce ne sarebbero a migliaia.</em></p>
<p><strong>5) Prima di mettere in atto il processo di cambiamento, di evoluzione, è necessario secondo Lei arrivare al vertice della piramide oppure abbiamo gli strumenti, anche materiali, per poterlo fare prima? Qual è, se esiste, il momento giusto?</strong></p>
<p><em>Cambiare vita, in questa epoca, significa uscire dal consumismo. La politica è ancella del potere economico. Cambiare voto, cambiare governo, è del tutto irrilevante. Non sono i politici a comandare. Il nemico è la mentalità mercantile che ci bombarda di pubblicità. Anzi, neppure quello. Il nemico siamo noi che ascoltiamo e ci facciamo rapire sogni e speranze da quella coercizione strisciante. Dunque la rivolta parte da una vita sobria, senza spese inutili, attivando strumenti e stratagemmi per essere fuori dai bisogni commerciali, autoproducendo, vivendo di niente. Ma per farlo serve coraggio, forza d&#8217;animo, volontà, creatività, passione, fantasia, saldezza. Ecco perché dobbiamo iniziare a lavorare dentro. Se non facciamo questo lavoro siamo troppo fragili. Il denaro, a quel punto, vince.</em></p>
<p><strong>6) Il fenomeno del “downshifting”: come intraprenderlo in un momento storico come questo in cui nel nostro Paese, come in diverse altre parti del mondo, ci sono difficoltà economico-finanziare così evidenti? Una soluzione può essere la “diversificazione” delle nostre attività?</strong></p>
<p><em>Ne parlò Berlinguer nel 1977, nel discorso sull&#8217;austerità. Diceva più o meno: dobbiamo vivere in austerity. Ma dato che dobbiamo farlo per la crisi petrolifera, cogliamo l&#8217;opportunità di capire che in questo c&#8217;è una grande possibilità, cambiare vita, uscire dal consumismo. Siamo nella stessa condizione. Ogni forma di cambiamento oggi passa per questo. Senza uscita dal consumismo non può esserci libertà.</em></p>
<p><strong>7) Nel Suo percorso di cambiamento, ha mai attraversato momenti in cui ha pensato di essere andato “fuori strada” e che quindi avrebbe fatto meglio a tornare alla sua vecchia vita? E se si, attraverso chi o cosa è riuscito a superarli?</strong></p>
<p><em>Mai. Neppure una volta. Ho avuto paura, ho sbagliato, ho dovuto correggere modi e comportamenti. Ma non ho mai pensato una sola volta in quasi cinque anni che dovessi tornare indietro. Sono come un amante che va via e non si volta, non ha mai un ripensamento, mai una nostalgia. Un brutto messaggio per chi è stato abbandonato. Vuol dire che è un sistema facile da dimenticare.</em></p>
<p><strong>8 ) Il nostro progetto “Abmundi”, un social network, un blog, un tentativo di miglioramento delle nostre vite basato sul raggiungimento e sulla condivisione di obbiettivi: che consigli si sente di dare a chi come noi vuole trasformare un sogno nel proprio lavoro?</strong></p>
<p><em>Di perseverare. Il nostro lavoro DEVE essere il nostro sogno. Altrimenti non ha senso.</em></p>
<p><strong>9) Crede sia utopistica l’idea di voler rendere il mondo un posto migliore? E nello specifico, nel nostro caso, il volerlo fare attraverso un social network che coinvolga le persone a condividere obbiettivi, crede sia percorribile? Quali possono essere gli obbiettivi primari per convincere il maggior numero di persone ad abbracciare il “Sogno di Abmundi”?</strong></p>
<p><em>Il mondo sarà migliore non quando avremo trovato un metodo per renderlo migliore dall&#8217;alto, con decisioni, leggi, comunicazioni che convincano o obblighino qualcuno a fare o a dire qualcosa. Il mondo sarà migliore, lo definiremo così, quando constateremo che molte persone sono cambiate e sono migliori. Ecco perché l&#8217;azione di una persona è così rivoluzionaria. È cambiando lei che il mondo può cambiare. Un uomo che cambia cambia il mondo.</em></p>
<p><strong>10) L’aspetto commerciale del progetto, ha indubbiamente un peso sia in relazione alla sua riuscita nel breve periodo che in quella nel medio-lungo, che consiglio pratico si sente di darci per “pubblicizzare” il nostro social network non “sminuendone i fini morali e solidali”?</strong></p>
<p><em>Oggi esistono due tipi di lavoro: quello a fini di lucro (per cui conta solo essere pagati, non importa facendo cosa) e quello volontario (in cui conta solo la motivazione ideale, non importano gli skills professionali di chi fa il volontario). Questo dualismo va spezzato. Occorre concentrarsi su una terza via del lavoro, quella in cui si viene pagati il giusto, occorre dunque essere bravi, occorre applicarsi molto, ma solo a lavori che servono, che hanno un&#8217;utilità sociale, che non danneggiano ambiente e persone, che non danneggiano la cultura. Ecco perché io, ad esempio, abolirei la pubblicità dai media, tranne che per le cause sociali. Voi fate tutto quello che potete, fatelo tanto, in tanti, bene. Se si tratta del vostro sogno vale la pena. Ma ricordatevi sempre di invitare le persone a fare il loro lavoro individuale, prima di quello che proponete voi, o avrete molti aderenti, affiliati, sostenitori che dimenticano se stessi mentre sostengono qualcosa di giusto.</em></p>
<p>Grazie Simone, e buon vento.</p>
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		<title>I significati che cerchiamo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2012 10:02:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Fabbrucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lungo la rotta]]></category>
		<category><![CDATA[conclusioni]]></category>
		<category><![CDATA[emozione]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo articolo probabilmente non verrá capito. Credo che il modo in cui lo scriveró (di getto e senza forse rileggerlo) fará sí che non sia semplice comprenderlo. E me ne scuso, ma sento il bisogno di cercare di passarvi cosa &#8230; <a href="http://www.abettermundi.com/2012/06/i-significati-che-cerchiamo/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo probabilmente non verrá capito.<br />
Credo che il modo in cui lo scriveró (di getto e senza forse rileggerlo) fará sí che non sia semplice comprenderlo. E me ne scuso, ma sento il bisogno di cercare di passarvi cosa mi passa nella <strong>pancia</strong> in questo momento. Se spendessi tempo a formalizzare ora queste cose credo che si perderebbe il succo, e come mi ha anche suggerito il mio amico <a title="Davide Bertozzi" href="http://www.abettermundi.com/author/davide-bertozzi/" target="_blank">Davide</a> forse é meglio cosi.</p>
<p><span id="more-341"></span>Martedí mattina ho deciso di non riconfermare un <strong>lavoro</strong>, e come ben sapete fare questo ai giorni nostri vieni preso come pazzo. Non vi nego che avevo una certa tremarella nel fare ció ma ho cercato di impostare una equazione molto semplice dove da un lato mettevo i miei principi, e dall&#8217;altro mettevo le difficicoltá della scelta divisi peró dai benefici di essa. Insomma morale della favola ho preferito non rinnovare.<br />
Ma ecco che nel pomeriggio ci arriva da Wind Business Factor la <a href="http://www.windbusinessfactor.it/palestra/startup-e-finanza/wbf-startup-competiton-i-10-progetti-selezionati-per-il-2-girone/9112" target="_blank">notizia</a> che siamo presi per passare alla fase successiva del contest.<br />
E ti chiedi: &#8220;Beh? ci hai messo lo zampino te?&#8221;. Vi lascio immaginare come fossi in quel momento (erano le 6 del pomeriggio ed avevo un sorriso a 56 denti, sí 56!). Ho chiamato un sacco di persone per dirglielo!<br />
Poi la sera mi arriva una delusione veramente forte da una carissima amica, di quelle delusioni che non sentivo da diverso tempo, di quelle poche persone in grado di provocare un tale dolore.</p>
<p>E ti ritrovi alle 2 di notte a cercare di capire la <strong>tempesta</strong> che ti sia passata sopra e cerchi di capire quale emozione sia piú forte, quali significati ci siano dietro, quali conclusioni puoi formalizzare da questo shacker di sensazioni.</p>
<p>L&#8217;indomani, ossia mercoledí, abbiamo partecipato ad un progetto molto interessante chiamato Progetto Itaca organizzato dalla Ail. Si parla di <strong>velaterapia</strong> ossia dei benefici che possano trarre i pazienti dallo stare ed andare in barca. Chiaramente io insieme ad altri eravamo in veste di clown per accompagnare i bambini della oncoematologia di Rimini, nostri &#8220;clienti fedelissimi&#8221;, i nostri bambini.</p>
<p>L&#8217;idea era quella di uscire in mare con una barca a vela con alcuni bambini ma purtroppo le condizioni meteorologiche furono avverse, poiché c&#8217;era troppo vento. Non vi dico il dispiacere di tutti alla notizia, soprattutto visto il fatto che era alla quarta edizione e solo una volta erano riusciti ad uscire in mare. Per cui si é scelto di fare ai bambini un giro di visita della barca con tutto l&#8217;equipaggio che spiegava come funzionasse. Ho visto genitori di bambini piú <strong>emozionati</strong> dei bambini stessi, giuro! Comunque é stato bello e divertente vedere questi lupi di mare che spiegavano a bambini con orecchie rittissime ad ascoltare. Rientrati dalla visita, cé stata poi una conferenza stampa che qui riporto.</p>
<p>
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</p>
<p>In questa conferenza stampa hanno parlato diverse persone e mentre queste parlavano confesso di essere partito per un mio viaggio personale, che aveva come tappe alcune parole delle persone che parlavano. Si é parlato di metafore della vela, del  seguire il vento, dell&#8217;importanza dei ruoli, di come lavorare insieme; una mamma ha parlato di <strong>tempesta</strong> a cui non ci possa esimere (parlando della malattia del figlio). Un sacco di spunti veramente interessanti che stavano disegnando un qualche cosa nella mia testa. Lo so, suono come hippie, come visionario e sognatore, sembro matto, lo so.</p>
<p>Il pensiero che mi si é formato é che sebbene spesso ci troviamo a pianificare e progettare, la vita come il tempo atmosferico non sempre segue le nostre volontá. Verrebbe da pensare che non contiamo nulla che tutto ció che facciamo non abbia senso. Qualche giorno prima, al funerale del papá di un mio amico il prete sottolineó la fragilitá e la pochezza della nostra vita, e ci ha invitato a pensare cosa di importante mettere nel nostro cesto da presentare alla fine dei conti. Perché cerchiamo significati e perché in ció che ci accade? Forse perché abbiamo paura di ció che non possiamo controllare? Beh in parte credo di si, perché ció che pianifichiamo e controlliamo lo conosciamo, <strong>ció che non conosciamo ci fa paura</strong>. Ed ecco che emergono le paure da ció che non sappiamo controllare, come una malattia, come un piano non rispettato.</p>
<p>Ma proprio quella giornata, quella barca mai salpata dal molo, mi ha ricordato che il mio fare clown é aiutare gli altri a cercare significati quando pensiamo non ci siano, perché sebbene sia importante scegliere i nostri valori, le cose in cui abbiamo fede, e scegliere che cosa fare della nostra vita, é assai piú importante <strong>il modo</strong> in cui decidiamo di arrivarci, di viverlo. E credo che proprio lí stiano i significati che cerchiamo.</p>
<p>Vi avevo detto che sarebbe stato contorto, vero?</p>
<p>Ora passo la palla a voi.</p>
<ul>
<li>Quanta energia mettete nelle cose che fate? Vi trattenete?</li>
<li>Quali sono le cose in cui avete fede?</li>
<li>Quanta energia dedicate a cercare la perfezione?</li>
<li>Quanto sapete lasciarvi andare al gustare un gelato o alla sorpresa di un scoperta?</li>
<li>Quanto siete felici?</li>
</ul>
<p>Buon vento a tutti voi, di tutto cuore.</p>
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		<title>Confessioni di un procrastinatore seriale</title>
		<link>http://www.abettermundi.com/2012/03/confessioni-di-un-procrastinatore-seriale/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 23:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Fabbrucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lungo la rotta]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao cari lettori, avete passato una buona settimana? La mia é stata discreta; un sacco di lavoro ma ho passato anche dei bei momenti in cucina con amici. Sono stato anche a Bologna a vedere uno spettacolo di Slava Polunin &#8230; <a href="http://www.abettermundi.com/2012/03/confessioni-di-un-procrastinatore-seriale/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao cari lettori, avete passato una buona settimana?<br />
La mia é stata discreta; un sacco di lavoro ma ho passato anche dei bei momenti in cucina con amici. Sono stato anche a Bologna a vedere uno spettacolo di <strong>Slava Polunin</strong> intitolato &#8220;Snow Show&#8221;. Veramente emozionante e questo clown russo resterá in Italia fino al 1 aprile, consiglio vivamente di andare a vederlo chi puó, magari comprando i biglietti <a href="http://www.ticketone.it/slavas-snowshow-biglietti.html?affiliate=ITT&amp;doc=artistPages/tickets&amp;fun=artist&amp;action=tickets&amp;kuid=465261">da qui</a>.</p>
<p><span id="more-239"></span>Tornando a noi, nell&#8217;ultimo appuntamento avuto con <a title="La ciurma" href="http://www.abettermundi.com/la-ciurma/">la ciurma</a> abbiamo deciso di dividerci le settimane del mese in cui uscire con articoli, di modo da evitare di accavallarsi tutti alla fine del mese. Si perché é facile e comune che per molte attivitá ci riduciamo all&#8217;ultimo e poi ci facciamo prendere dai sensi di colpa di quanto siamo stati &#8220;patacca&#8221; a non esserci mossi prima.<br />
Perché succede questo? <strong>Perché procrastiniamo?</strong> Perché ci viene facile posporre i problemi?<br />
Personalmente mi ritengo un procrastinatore seriale, di quelli da competizione. Man mano che mi conosco scopro che la paura, le paure, mi bloccano dal fare le cose, specialmente le piú delicate ed importanti.</p>
<p>Come ha scritto <a title="Alberto" href="http://www.abettermundi.com/author/alberto-dionigi/">Alberto</a> in &#8220;<a title="Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare" href="http://www.abettermundi.com/2011/10/non-c%e2%80%99e-nulla-di-immutabile-tranne-l%e2%80%99esigenza-di-cambiare/">Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare</a>&#8220; ció che non conosciamo ci fa <strong>paura</strong>, ma a volte ce ne fa anche qualcosa che conosciamo bene e che non vogliamo affrontare.<br />
Non mi sento solo in questo difetto, penso che siamo in molti ad essere dei bravi procrastinatori.<br />
Parlavo proprio con un mio amico di questo argomento poco tempo fa e lui mi ha confermato gli stessi sintomi.</p>
<p>Vorrei condividere peró con voi <strong>2 piccoli trucchetti</strong> (forse neanche tanto piccoli) che ho trovato per ridurre questo effetto. Questi stimoli non sono efficaci al 100%, la volontá conta ancora tantissimo, ma diciamo che a volte mettersi in merda puó aiutare.</p>
<h2>Scegliete qualcuno a cui affidarvi.</h2>
<p><a href="http://www.abettermundi.com/wp-content/uploads/2012/03/fiducia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-244" title="Fiducia" src="http://www.abettermundi.com/wp-content/uploads/2012/03/fiducia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Individuate qualcuno che per voi sia importante, che abbia la vostra fiducia, qualcuno di cui abbiate stima. Qualcuno che sia sufficentemente obiettivo da non giudicarvi e che sia anche acuto dal non cadere nelle bugie che diciamo a noi stessi. Una volta che la avete trovata, che sia un compagno/a o un amico/a parlate con lui della/e cosa/e che procrastinate e dopo averlo fatto peró affidatevi ai suoi consigli. Siamo persone cocciute, pensiamo di potercela fare da soli, di non avere bisogno di nessuno; ma la realtá é che se siamo isole non siamo nulla, <strong>se non siamo in grado di poterci affidare a qualcuno non saremo mai in grado di essere degni di fiducia</strong>. E questo non fará altro che creare relazioni sterili e asettiche. Come dice il buon cuoco <a href="http://www.abettermundi.com/author/ondaperfetta-dsgmail-com/">Danilo</a>, bisogna essere disposti a cedere qualcosa di importante, fare un passo indietro e abbandanore un po di certezze per vivere pienamente le relazioni.</p>
<h2>Prendere impegni davanti ad altre persone</h2>
<p><a href="http://www.abettermundi.com/wp-content/uploads/2012/03/spread.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-245" title="spread" src="http://www.abettermundi.com/wp-content/uploads/2012/03/spread-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Siate disposti a mettervi &#8220;in merda&#8221;. Scegliete anche qui delle persone che ritenete importanti per voi e palesate il vostro impegno specificando bene oggetto e tempo entro cui desiderate raggiungere questa cosa. Piú saranno importanti per voi queste persone e piú sarete stimolati a non procrastinare, a non entrare in quel circolo che vi porta a raccontarvi delle bugie.<br />
Ma non prendetevi impegni che non potete mantenere, poiché il risultato inevitabile sarebbe quello di mentire a voi stessi oltre che agli altri.</p>
<hr />
<p>Vorrei citarvi alcune frasi che ho tratto dal libro &#8220;59 secondi&#8221;, in cui uno psicologo Richard Wiseman parla tra le varie cose di procrastinazione.<br />
Dice a pagina 60:</p>
<blockquote><p>&#8220;&#8230;secondo le ricerche il 24% delle persone si definisce procrastinatore cronico. &#8230; La procrastinazione é un fenomeno molto complesso e dipende da varie cause, tra cui la paura del fallimento, il perfezionismo, lo scarso autocontrollo, la tendenza a vedere i progetti come un tutt&#8217;uno anziché suddividerli in parti piú piccole, l&#8217;inclinazione alla noia, la convizione che la vita sia troppo breve per preoccuparsi di questioni apparentemente banali e l&#8217;incapacitá di valutare quanto tempo occorra per fare le cose. … I procrastinatori rimandano spesso l&#8217;inizio di certe attivitá perché sono intimoriti dalla mole di lavoro che li attende. Tuttavia, se qualcuno li persuade a concentrarsi su un compito &lt;&lt;solo per qualche minuto&gt;&gt;, o se si persuadono da soli, sentono spesso l&#8217;esigenza di andare avanti fino in fondo&#8221;</p></blockquote>
<hr />
<p>Con questo articolo vorrei dunque condividere con voi alcune piccole tecniche.<br />
Perché? Perché <strong>penso che un mondo migliore passi attraverso persone che agiscano</strong> e che accettino le loro paure, portandole dall&#8217;essere bloccanti a delle piú piccole sensazioni sgradevoli.</p>
<p>E voi, anche voi siete procrastinatori come me? Che tecniche adottate per non procrastinare?<br />
Procrastinatori di tutti il mondo, rimbocchiamoci le maniche e affidiamoci agli altri, cosicché potremo essere noi un giorno a ricambiare l&#8217;aiuto essendo diventati noi degni di fiducia.</p>
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		<title>Finalmente!</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 23:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Fabbrucci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il termine finalmente significa alla fine, per ultimo. Viene spesso usato per tirare le conclusioni, per indicare la fine di un processo, per riassumere; se usato singolarmente può rappresentare disappunto (per il ritardo di una persona) o entusiasmo (uno scienziato &#8230; <a href="http://www.abettermundi.com/2012/01/finalmente/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine <strong>finalmente</strong> significa <em>alla fine, per ultimo</em>.<br />
Viene spesso usato per tirare le conclusioni, per indicare la fine di un processo, per riassumere; se usato singolarmente può rappresentare disappunto (per il ritardo di una persona) o entusiasmo (uno scienziato che lo urla dopo una scoperta).</p>
<p><span id="more-145"></span></p>
<h1>Il finale</h1>
<p>Una veloce associazione che possiamo fare con <em>finalmente</em> é avvicinargli la parola <em>finale</em>.<br />
E se pensiamo al finale é facile pensare al finale di un film.<br />
Qui vorrei riportarvi i finali di alcuni film che io adoro; potete vederli tutti o solo uno a seconda del vostro tempo e gusti.</p>
<p>
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</p>
<p>Ma che cosé il finale? Per rispondere mi permetto di citare la definizione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Favola">favola</a> di wikipedia che dice:</p>
<blockquote><p>la favola è accompagnata da una &#8220;morale&#8221;, ossia un insegnamento relativo a un <a title="Etica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Etica">principio etico</a> o un <a title="Comportamento" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comportamento">comportamento</a>, che spesso è formulato esplicitamente alla fine della narrazione (anche in forma di <a title="Proverbio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Proverbio">proverbio</a>); la morale è assente nelle fiabe, o sottintesa e non centrale ai fini della narrazione.</p></blockquote>
<p>Dunque il finale é un momento in cui <strong>tiriamo le somme</strong>. Molto spesso il finale serve per misurare se siamo stati in grado di raggiungere un obiettivo, le cose che ha imparato il protagonista di turno.</p>
<p>Quindi possiamo dire che la conclusione di un obiettivo sia un momento molto importante per noi perché ci fa capire se siamo felici, se ci siamo riusciti, se ci sentiamo come ci aspettavamo prima di cominciare la nostra &#8220;favola&#8221;.</p>
<h1>La finestra</h1>
<p>Prendiamo ora in esame i trailer inclusi sopra. Will Smith dopo aver conquistato il lavoro tanto desiderato avrá dovuto scontrarsi con altri problemi; i ragazzini dei goonies saranno dovuti tornare a scuola con il bagaglio di cose nuove. E cosa dire di Jim Carrey &#8230;</p>
<p>Ma questo cosa vuol dire? La risposta che mi do è che <strong>la storia non finisce lì</strong>.</p>
<ul>
<li>E dove finiscono questi personaggi?</li>
<li>Che cosa faranno ora?</li>
<li>Ma ci saranno altri finali?</li>
<li>Perché ci siamo fermati ora e non dopo 1 giorno in piú?</li>
</ul>
<p>Questo vuol dire che la favola/film allora non é che <strong>una finestra su un panorama più ampio</strong>, come quando si controlla un assegno con il microscopio a monocolo, che vediamo ingradita una porzione di un insime piu grande.</p>
<p>Quindi possiamo dire che ci possono essere piú storie che si susseguono sommando tra loro diversi insegnamenti. Nel cinema queste si chiamano serie televisive ma per noi, per la nostra quotidianitá questa <strong>é la vita</strong>. Un susseguirsi di finali che portano a nuovi (o vecchi) obbiettivi.<br />
Non a caso il termine <em>fine</em> significa anche obiettivo oltre che conclusione.<br />
Certo, puó succedere anche che non ci sia un palese obiettivo all&#8217;inizio di una favola o di una finestra; può capitare che una storia inizia per un fatto non voluto (una vincita, un incontro, una perdita).</p>
<p>Ma in sostanza vorrei arrivare ad evidenziare il fatto che nella vita decine/centinaia o forse migliaia di finali scorrono sotto e attraverso di noi. Piccoli o grandi momenti in cui possiamo imparare, riconoscere, costruire, assaporare.</p>
<h1>Cosa possiamo fare noi?</h1>
<p>Probabilmente ora dirò cose che voi avrete già sentito, che mi direte che sono scontate. Ma un consulente aziendale di mia conoscenza una volta mi ha detto che non servono &#8220;meganumeri&#8221; per fare bene il loro lavoro, ma solo piccoli metodi da portare nella quotidianità dei loro clienti, come una semplice agenda ed alcuni trick per usarla bene.</p>
<h2>Riconoscerci</h2>
<p>Sviluppare la <strong>consapevolezza di se stessi</strong>, dei nostri pregi e dei nostri difetti.<br />
Conoscere cosa o chi ci rende felici. Riconoscere le nostre passioni (passate e future). Ricordare i sogni nel cassetto. Come capisco se una persone è mia amica? Credo in Dio? Cosa mi piace fare? Cosa voglio fare da grande? Voglio avere figli? Mi piace di più la carne o il pesce?</p>
<p>Perchè uso facebook? Quali sono i sogni che ho abbandonato e perchè? Sono una persona permalosa? Perchè mi fanno arrabbiare le persone (scegliete voi il tipo)? Cosa ho contro i gatti? Perchè mi agito quando sono da solo? Perchè faccio il lavoro che faccio? Perchè studio?</p>
<p>Abbiamo bisogno di una identità, prima in relazione con noi stessi poi in relazione con gli altri.<br />
Perchè? <strong>Perchè vogliamo essere felici</strong>, e se non sappiamo cosa ci rende felice non la troveremo mai. Ma bisogna porsi le giuste domande &#8230; <a title="Un mondo pieno di stimoli..." href="http://www.abettermundi.com/2012/01/un-mondo-pieno-di-stimoli-fino-ai-3-anni/">I giusti stimoli</a> &#8230;</p>
<h2>Riconoscere i finali</h2>
<p>Rincorrere un obbiettivo è un ottimo stimolo, ma molto spesso se lasciamo passare velocemente il &#8220;finale&#8221; rischiamo di focalizzarci troppo velocemente su un nuovo obbiettivo, senza rendercente conto.</p>
<p><strong>Questa velocità rischia di non farci assaporare</strong> quel momento importantissimo. Vi chiedo: vi è mai capitato di raggiungere un qualcosa, e di essere subito preoccupati del passo successivo? Non vi è sembrato forse di non esservi gustati abbastanza quel momento? Magari vi siete fatti sfuggire di mano considerazioni o pensieri che sarebbero stati maestri per voi stessi&#8230;</p>
<p>Penso sia giusto avere obbiettivi da perseguire con impegno e sacrificio, ma penso sia altrettanto importante riconoscere bene il nostro cammino, sia le lodi dove siamo riusciti, sia i nostri fallimenti. Perchè da entrambi possiamo imparare. Ma se non gli diamo il giuso tempo di sedimentarsi, o più semplicemente di sentirli, ci sfuggiranno via, e noi ricominceremo da capo.</p>
<p>
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</p>
<h2>Festeggiare i finali</h2>
<p>
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</p>
<p>Questo è il mio preferito. In questo filmato il vero protagonista non è Simba, ma la scimmia,Rafiki.<br />
Rafiki era partito da un posto lontanto per cercare di convincere Simba a tornare a casa. Quando lo trova cerca di spiegargli le cose, di aprirgli gli occhi. A un certo punto ci riesce, Simba si decide a ritornare: missione compiuta.</p>
<p>In quel momento Rafiki ha portato a termine il suo obbiettivo. E guardate come <strong>salta di gioia</strong>! <img src='http://www.abettermundi.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  In fondo è nella nostra natura condividere le cose belle; se ci pensate quando avete una bella notizia molto spesso non riuscite a tenerla per voi e volete condividerla subito con qualcuno.</p>
<p>Ma non solo le belle notizie vanno condivise. Tante volte su Facebook leggo: &#8220;Ci sono riuscito. (<em>scegliete un paese</em>) sto arrivando!&#8221;. Oppure &#8220;Sono riuscito a passare l&#8217;esame!!&#8221;</p>
<p>Quanto più festeggeremo i nostri finali, soprattutto quelli belli, tanto più forte riusciremo ad imprimere in noi le cose che vogliamo ricordarci da quei momenti. Questa sarà inoltre pure energia e stimolo per avere più fiducia in noi stessi, un <strong>rinforzo positivo</strong> insomma, che ci farà dire: &#8220;Bene. Allora anche io ne sono capace. Allora, da domani, comincio&#8230;&#8221; . Provateci, risultato garantito <img src='http://www.abettermundi.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<h1>Conclusioni</h1>
<p>So bene di avere detto cose apparentemente scontate, che vi sembrava di saperle già. Se è così grazie lo stesso di avere avuto pazienza di leggere questo mio articolo.<br />
Come ciliegina sulla torta vi lascio con un <strong>compitino</strong> semplice semplice.</p>
<p>Vorrei che guardaste questo filmato, con il volume alto e a tutto schermo. E vorrei che vi domandaste quale sia l&#8217;ultimo obbiettivo importante che avete raggiunto. E mentre lo tenete bene a mente, vi gustate la soddisfazione di esservi riusciti, facendovi cullare da questo video.</p>
<p>
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</p>
<p>Facciamo del nostro meglio, Fabio.</p>
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		<title>L&#8217;effetto farfalla</title>
		<link>http://www.abettermundi.com/2011/10/leffetto-farfalla/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 22:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Fabbrucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lungo la rotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Avete mai vissuto uno di quei momenti in cui le idee improvvisamente vi si schiariscono? Come se il quadro che steste guardando fino ad un istante prima fosse sfocato in diverse parti e improvvisamente riuscite ad intravedere qualcosa, percepite di &#8230; <a href="http://www.abettermundi.com/2011/10/leffetto-farfalla/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Avete mai vissuto uno di quei momenti in cui le idee improvvisamente vi si schiariscono?</strong> Come se il quadro che steste guardando fino ad un istante prima fosse sfocato in diverse parti e improvvisamente riuscite ad intravedere qualcosa, percepite di avere capito, ma manca un pizzico in più per essere nitido&#8230;</p>
<p><span id="more-73"></span><img class="alignleft" title="Butterfly" src="http://1.bp.blogspot.com/-GjY7G7A2zs0/TdpjyRyT3FI/AAAAAAAAArE/uRJazZ6j3J8/s1600/9b.gif" alt="" width="404" height="305" />Provo a portare un esempio personale. A scuola, specialmente alle superiori, come ogni studente italiano seguivo un piano didattico ben preciso. Focalizzandoci sulla matematica, materia che io adoro, mi capitava spesso che la sequenzialità delle informazioni che mi fornivano fosse chiara in maniera puntuale, singola, ma non in <strong>una visione più complessiva</strong>. Ogni tanto, però capitava che la spiegazione di una nuova formula mi rendesse più chiaro il significato delle precedenti e mi partiva la famosa esclamazione “Eureka!” (Ok, lo ammetto, non è mia questa esclamazione, ma mi sarebbe piaciuto! ). Oppure succedeva anche con la storia, quando studiando linee temporali parallele di popolazioni diverse riuscivo ad immaginare il susseguirsi degli eventi, mentre seguendoli in forma singola le emozioni erano diverse.</p>
<p>Tenendo bene in pugno questa sensazione di <strong>scoperta</strong> vorrei condividere con voi tre osservazioni.</p>
<h2>La prima riguarda il <strong>relativismo</strong>.</h2>
<figure class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><img title="Relativismo" src="http://www.italysoft.com/images/einstein.jpg" alt="" width="250" height="306" /><figcaption class="wp-caption-text">Albert Einstein</figcaption></figure>
<p>Per chi non mi conosce personalmente, faccio il clown negli ospedali, più nello specifico in quello di Rimini. Senza dilungarmi troppo sulla teoria del nostro servizio, un semplice pillola per chiarirvi meglio ciò che facciamo potrebbe essere questa: il clown ha una visione distorta della realtà. Dove una persona vede un difetto, noi ci vediamo un pregio. Una flebo diventa una cabina telefonica per ordinare un elefante ammaestrato. Un’infermiera che sbuffa è perfetta per farci aria e rinfrescarci. Insomma, trasformiamo la percezione dei pregi in difetti e dei difetti in pregi.</p>
<p>Vi propongo un esempio. Pensate alla paura. La paura è una emozione che serve alla sopravvivenza della specie e ci protegge dai pericoli, ma se esageriamo con essa può bloccarci. Insomma fà sia bene che male (come il vino ) Per cui essere paurosi è un pregio od un difetto?</p>
<p>Questo servizio si è propagato in maniera positivamente potente nella mia vita. Perchè ha spezzato (non ancora del tutto) la linea tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in una persona come nella vita. Esiste solo un percorso in cui cerchiamo  di conoscerci e di migliorarci. Ma i nostri difetti ci piacciono. Ok, li riconosciamo come delicati o problematici, ma a volte possono esserci utili e spesso rappresentano la nostra forma di unicità. Un po’ come nell’arte. O nel corpo umano. <em>Se è senza difetti non è reale, ma la forma complessiva è spesso perfettamente bilanciata.</em></p>
<p>PS. so bene che c&#8217;e&#8217; differenza tra relativita&#8217; e relativismo, ma questa foto mi piaceva troppo, e non sapevo quale personaggio famoso inserire.</p>
<h2>La seconda riguarda la<strong> fisica</strong>.</h2>
<figure class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img title="Newton" src="http://2.bp.blogspot.com/-Y47Xd407YkM/TbtgbKmcU8I/AAAAAAAAAqo/_CHtbU2oMBo/s400/isaac_newton_3444.jpg" alt="" width="300" height="350" /><figcaption class="wp-caption-text">Isaac Newton</figcaption></figure>
<p>Conoscete il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principi_della_dinamica#Terzo_principio_detto_di_azione_e_reazione">terzo principio della dinamica</a>? Sostanzialmente dice che ad ogni azione corrisponde una reazione. Ora, a livello fisico studiarlo e capirlo è semplice: se una pallina A viene lanciata contro una pallina B, la pallina B reagisce all’urto spostandosi (e ovviamente anche la pallina A). Sempre i clown, ma in particolare le persone che ho avuto la fortuna di avere intorno a me, mi hanno fatto traslare questo principio dalle cose alle persone. Non è certo e matematico come negli oggetti, ma penso che vada molto vicino. Provate a fare <strong>un semplice esperimento</strong>: andate in un supermercato (ma deve essere grande, tipo un centro commerciale) e mettetevi in fila alla cassa, ma una fila che abbia almeno una decina di persone davanti a voi. Ora iniziate ad osservare la cassiera come si comporta con le persone davanti a voi: è sorridente? E’ scorbutica? Va di corsa? E’ triste? Osservate come gli altri clienti si relazionano a lei: sono cordiali? Sono gentili? Sono scorbutici? Vanno di fretta? Come li definireste? Ora è arrivato il vostro turno. Questa persona è lì che passa oggetti sulla cassa probabilmente da 8 ore, è stata rimproverata per essere lenta (dai clienti e dal capo) ed ha i suoi pensieri dato che suo marito ha forse perso il lavoro. Provate a porvi in maniera meno asettica e più cordiale rispetto al solito con dei semplici gesti come un semplice sorriso, un energico “buongiorno”, ed un delicato “grazie, molto gentile”. Scommetto che se avrete osservato bene prima noterete dei <strong>cambiamenti piccoli</strong>, impercettibili, in positivo. Vi sfido a provarci. Sia chiaro, non voglio parlare di persuasione, di controllo degli altri o cose simili. Si tratta solo di essere gentili ed educati, ma soprattutto delicati. Quando parlo di azione-reazione tra umani intendo dire che tendenzialmente le persone si relazionano a noi nella stessa maniera in cui noi ci poniamo con loro. Succede anche che mentre noi siamo gentili gli altri siano scorbutici, ma succede anche il contrario, ossia che mentre noi ci facciamo prendere dai nostri problemi (e li lasciamo uscire) gli altri siano gentili con noi, e magari la cosa ci fa piacere. Possiamo <strong>condire</strong> ogni cosa della nostra giornata con ciò che vogliamo: malizia, sorrisi, parolacce, delicatezza. Tutte le <strong>decisioni</strong> spettano soltanto a noi.</p>
<h2>La terza parla di <strong>teoria del caos</strong>.</h2>
<figure class="wp-caption alignright" style="width: 334px"><img title="John Nash" src="http://arjelle.altervista.org/Tesine/Matteo/john-nash5.jpg" alt="" width="324" height="394" /><figcaption class="wp-caption-text">John Nash</figcaption></figure>
<p>Conoscete l’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_farfalla">effetto farfalla</a>? Porto una citazione dell’omonimo film:</p>
<blockquote><p>“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”</p></blockquote>
<p>Ora riprendiamo la storia numero due, ma questa volta immaginiamo di aver detto alla cassiera un bel “VAF&#8230;..O, sei solo una incapace che non è buona a far nulla”. Riuscite ad immaginare il suo stato d’animo? Ora il suo turno è finito, raccoglie le sue cose e va a casa. Quanto è alta la probabilità che questa espressione le abbia rovinato la giornata? E quanto è alta la probabilità che la tristezza e il rancore accumulati vengano <strong>incanalati</strong> male, magari sul marito o sui figli o sulla commessa di quel negozio in cui si è fermata a comprare qualcosa tornando a casa?</p>
<p>Provate a pensare se nelle vostra vita avete avuto dei professori o degli educatori. Ve ne ricordate qualcuno? Sia in positivo che in negativo&#8230; Ora provate ad immaginare di essere loro, anni prima, quando decisero di fare questo “mestiere”. <em>Pensate che si immaginassero che voi vi sareste ricordati di loro?</em></p>
<p>Penso che le nostre azioni, scelte e decisioni abbiano <strong>una ricaduta che vada oltre</strong> al diretto effetto che possiamo vedere. Avete presente quando John Nash nel film A Beautiful Mind studiava le relazioni tra i movimenti dei piccioni e i movimenti dei giocatori di football? Mi affascinò quella scena perché spostava il fuoco dell’osservazione dalla relazione ad un punto panoramico più alto. Un po’ come quando cerchiamo di immaginare noi stessi. Succede spesso agli atleti di arti marziali o di pugilato quando fanno <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shadowboxing">shadowboxing</a>. Essi immaginano sia un avversario che non esiste che di vedere l’incontro tra il loro corpo fisico e il corpo virtuale.</p>
<h2>In fine</h2>
<p>Molto probabilmente è sbagliato caricarci eccessivamente della reponsabilità degli effetti delle nostre azioni sugli altri. Ma personalmente preferisco e sento nelle mie corde l’idea che in ogni momento della mia giornata <strong>posso innescare una catena di effetti</strong>, e noi abbiamo l’opportunità di <strong>colorare</strong> come ci piace questa scia. E non bisogna essere dei santoni per farlo; <strong>basta pensare a cose semplici</strong> come l’educazione, il linguaggio, la gentilezza, l’umiltà.</p>
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